07/03/2012

02 Luglio 2010 - Una boccata d'Afa...

Cosa bisogna fare per combattere il caldo di notte?

Finestre aperte, pale che girano (e non solo quelle!!), pensieri che volano, posizioni più assurde per riuscire a trovare un pezzo di letto fresco e che non bruci...

La stanchezza si sente, gli occhi si chiudono, la maglietta sudata e con la sera iniziano a scendere anche tutti i doloretti che la vecchiaia, anno dopo anno, ci ha regalato.

Non si muove una foglia, non soffia un alito di vento e il caldo mi si appiccica addosso. Ho la bocca secca. Bevo, ma non mi disseto... Non c'è pace per chi come me di notte fa fatica dormire, per chi soffre il caldo, per chi ha troppe cose a cui pensare per riuscire a prendere sonno.

Ho provato a contare le stelle fosforescenti che ho attaccato sul soffito, ho provato a leggere libri interi, ho contato decine di gocce e ingoiato milioni di pillole, ma niente, gli occhi sono sempre sbarrati. La cosa assurda è che non mi viene più sonno nemmeno di giorno!

E così eccomi qui, va a finire che mi ritrovo sempre davanti al mio foglio bianco e il tichettio della tastiera prende forma nel silenzio della notte e tiene svegli anche chi nonostante il caldo riesce a prendere sonno.

Vorrei trovare l'occasione buona per riuscire ad analizzare una volta per tutte la mia testa... fermare per un momento tutto quello che ci gira dentro e tirare fuori ad uno ad uno tutti i pensieri che la affollano, tutte le voci che si susseguono... tutti gli impegni, i problemi, le sensazioni, le emozioni che ne fanno parte e caratterizzano il mio essere.

Non è difficile, basterebbe lasciarsi andare e partire... vedere fin dove si riesce ad arrivare, quali spazi infiniti andare a cercare, in quali viaggi interminabili riuscire a guardare, sentire ed analizzare quello che ho da dire.

Fuori c'è afa, l'aria è pesante ed irrespirabile. La mia vita è cambiata e con lei tutta una serie di situazioni al quale ancora fatico a rendermene conto. Non è tardissimo, ma nemmeno presto, potrebbe essere un giorno come tanti se non per quel susseguirsi di rumori di macchine e motorini che caratterizzano un venerdì sera d'estate,

il buio mi avvolge, la luce dello schermo mi invade e proietta la mia ombra ingicantita sul muro... nello specchio di fronte a me vedo rflessa la mia immagine provata da una settimana di lavoro.... ed il sonno tarda comunque ad arrivare.

Ho pensato che forse se avessi iniziato a scrivere qualcosa, solo il fatto di dovermi concentrare ed incastrare una dietro l'altra un paio di parole sensate, mi sarebbe bastato per farmi andare in catalessi nel giro di una decina di minuti... e invece controllo ogni tanto l'orologio del pc che inesorabile scorre, le mie mani continuano a battere isteriche i tasti senza senso, e di Morfeo ancora nessuna traccia...

Ho la gola arsa, le gambe nude che col sudore si sono incollate alla sedia, fanno una fatica incredibile a staccarsi e affaticano ogni mio movimento... I pensieri girano, quelli non riesco proprio a spegnerli... Come non ripensare all'estate di qualche anno fa, come non lasciare scorrere i ricordi e con loro il film della mia vita... a quest'ora forse mi sarei dovuta trovare e fare i conti con l'ultima notte prima del viaggio di ritorno, quando gli unici pensieri erano quelli di riuscire a non far rompere nulla durante il viaggio, quando tutto era come al solito ed il solito era tutto... Vorrei che ogni goccia di sudore in questo momento fosse una risposta ad ogni mia domanda... Vorrei poter chiudere gli occhi e risvegliarmi tra qualche anno.

06/03/2012

04 Giugno 2010 - Dopo la notte...

E’ finalmente arrivata l’estate. O almeno questo è quello che noi pensiamo e ci aspettiamo che sia.

Ho la gola asciutta, fa caldo e la finestra è aperta. Fuori non vedo lo stesso paesaggio di due anni fa, non ci sono più gli stessi odori, gli stessi rumori... nemmeno un cane che abbaia.

Fuori non c’è più una piccola zona industriale di un piccolo paese di campagna della Provincia di Milano. Ora c’è direttamente il traffico, i mezzi pubblici, la confusione della gente che corre qua e la all’impazzata, i clacson di automobilisti infuriati, le sirene delle ambulanze del vicino ospedale... non possiamo sbagliare, quello che ci appare è un pezzo di città.

Fortunatamente il mio ufficio affaccia sul parco di fronte, se dalla mia scrivania mi perdo con lo sguardo e guardo fuori, in lontananza si vedono le montagne ancora innevate, e poi ancora palazzi che spuntano al di là degli alberi e così via.

Oggi è venerdì e nonostante avessi un sacco di cose da fare, ho trovato un pò di tempo per me, per perdermi come al solito nei miei viaggi, alla ricerca chissà poi di cosa.

Mi convinco sempre di più che quelle che scrivo siano solo parole. Semplici accostamenti di frasi che comunque servano a ben poco...

Inizia un nuovo week-end come amano definirlo i colleghi, io ho poco da essere felice o contenta, sono finiti i fine settimana quando a casa ci rimanevo davvero poco, quando avevo sempre un sacco di cose da fare e facevo avanti ed indietro con la macchina... Vorrei tornare ad avere un pò di spensieratezza di quando avevo 19 anni, di quando tutto doveva ancora venire, di quando avevo la consapevolezza che la vita era appena iniziata e che avrei potuto fare tutto quello che volevo; senza limiti, senza confini...

A distanza di anni mi ritrovo ai trenta come appena svegliata da un incubo, a dover fare i conti con tutte le difficoltà che ne susseguono, compresa la paura di richiudere gli occhi e la speranza che passi presto la notte e si inizino a rivedere le prime luci del mattino.

Vorrei per un attimo riuscire a chiudere nuovamente gli occhi e provare quelle strane sensazioni che tutto ciò che si vuole si possa realizzare, che quello che è successo si possa cancellare, che le difficoltà, le incomprensioni, l'indifferenza vengano spazzate in un soffio dalla pazienza del leone.

Vorrei essere un pesciolino rosso in questo momento... nuotare libero e felice nella mia grande vaschetta di acqua pulita, mangiare alla stessa ora tutti i giorni, giocherellare facendo bolle con l'ossigeno, capriole e giri della morte nell'acqua... Vorrei poter credere per un attimo come lui che niente di meglio ci sia fuori dal mio acquario, che niente e nessuno possa mai volermi del male, che i faccioni deformati dal vetro che vedo si divertano a vedermi nuotare... e poi... se pur dovessi avere un compagno e dividere lo spazio, dovrei essere proprio uno sfigato da trovarlo stronzo, ma tanto stronzo da uccidermi.

05/03/2012

31 Maggio 2010 - Pensieri che volano...

Maggio è finito e domani ci ritroviamo ad essere già a metà di questo nuovo anno.

Tra qualche giorno partiranno già i Mondiali e saranno così volati altri quattro anni dagli ultimi.

E' incredibile come scorra veloce il tempo e non ci dia il modo di godere a pieno di tutti gli attimi, di tutti i giorni, di tutte le ore che veloci scorrono.

Ed è così che mi ritrovo nuovamente davanti a questa pagina bianca a scrivere di me.

Quanta vita è trascorsa dall'anno scorso? quante cose sono cambiate? Quanto ho sofferto? Quante persone mi sono rimaste comunque vicino? Quante domande ancora senza risposta?

Sono contenta, felice di dove sono arrivata, anche se in questi mesi ho avuto i miei soliti momenti deboli, ho scalato la salita accompagnata unicamente dalle mie forze e da chi non ha mai tolto i suoi occhi da me, facendomi rialzare quando cadevo, dandomi forza quando ero stanca ed incoraggiandomi quando non sapevo che fare e per paura volevo tornare indietro.

L'anno scorso a quest'ora vivevo alla giornata, pensavo unicamente al presente, mi trovavo in vacanza "pagata" e forzata a causa della crisi ormai da qualche mese e probabilmente visto il bel tempo stavo anche iniziando a prenderci gusto... mi alzavo e quando non avevo corsi di aggiornamento (inutili, ma almeno un impegno fisso nelle lunghe giornate che non passavano mai!), finivo per girare in macchina e macinare chilometri nell'attesa dell'avvenuta. Sola.

Non ricordo di aver avuto al mio fianco persone che non abbiano saputo giudicare, non ricordo di aver avuto al mio fianco persone che mi abbiano voluto bene e perdonato, non ricordo che nessuno si sia mai messo nei miei panni, mi abbia abbracciato e detto di non preoccuparmi, che tutto prima o poi, pian piano si sarebbe aggiustato, ma al contrario devo fare i miei complimenti a tutte quelle persone che hanno saputo puntare bene il dito contro di me ed accusarmi per gli errori che ho fatto, per gli sbagli che ho commesso... come se già da sola non ne fossi capace.

Probabilmente siamo abituati a vedere quello che succede nei film, dove tutti per uno e uno per tutti, dove non importa se hai sbagliato, l'importante è che hai capito quello che hai fatto e che sei felice... Dove saper perdonare è alla portata di tutti, dove al posto di consigliarti che hai bisogno di aiuto, te lo danno e si fanno in quattro per starti vicino. Dove i pregiudizi li lasciano agli stupidi...

Sto bene, sono felice ora, contanta di aver avuto al mio fianco per 10 anni una persona speciale, l'unica che mi abbia mai amata, l'unica che se pur abbia ferito ha saputo capirmi fin dall'inizio, ha saputo perdonarmi, ha saputo accettare le nostre scelte ed ha continuato a starmi vicina se pur avrebbe dovuto odiarmi.

Al resto del Mondo posso dire che è sempre troppo tardi... e che certe situazioni non si possono recuperare perchè la mancanza di gesti o silenzi spezzano quei rapporti che dovrebbero essere indissolubili, che a volte non so se per egoismo o per mancanza di tempo si commettono errori che "un elefante non dimentica mai"...

E' per questo che a volte vorrei gridare al mondo intero che al momento del bisogno, sono spiacente, ma io non rispondo.

04/03/2012

26 Maggio 2010 - Dove abita il cuore

Basta davvero poco, un paio di giorni, un pò di sole, qualche spicciolo, un motorino e tanta voglia di vivere per divertirsi e rilassarsi girando il Mondo.

Posti incantevoli, scorci magigi e guardie mediche dietro l'angolo... salite, discese, mangiate e nuotate per questa fine di maggio improvvisamente calda.

Come dimenticare la prima di una lunga serie di avventure... augurandoci che questo sia solo l'inizio.

03/03/2012

12 Maggio 2010 - Parole, Parole ed ancora Parole...

Quante parole inutili diciamo in una giornata? Quante ne gridiamo, quante ne vomitiamo addosso a chi ci sta vicino, a chi ci vuole bene...E poi, quando davvero ci sarebbe bisogno di parlare non facciamo altro che rimanere zitti... Cosa succede nella nostra mente? Qual è il meccanismo che scatta e ci fa comportare assurdamente.

A volte mi capita di scrivere all’impazzata e premere i tasti come se ci fosse qualcun’altro a dettarmi. Scrivo, scrivo e non mi fermo, non prendo fiato, non faccio pause fino a quando non porto a compimento qualcosa... spesso mi capita di rileggere quello che ho scritto dopo qualche tempo e mi sembra estraneo, quasi fosse impossibile che a scriverlo sia stata io.

Io credo che in quei casi, più che mai, è il mio cuore a parlare... è lui a scegliere cosa dire e come esprimermi, facendo in modo di farmi scoprire di più, di far emergere quella “profondità” che è dentro me e che tanto mi tengo stretta... Colui che riesce a farmi apparire fragile, stanca, delusa... Colui che non pùò fingere, che non può sorridere.

Spesso ci ritroviamo a dover consigliare agli altri come comportarsi, cosa dire... oppure semplicemente a spiegare come ci saremmo comportati noi in determinate situazionì. Ma è davvero così?

Io credo che dall’esterno siamo tutti bravi a parlare, ma alla fine rimaniamo una massa di buoni predicatori e basta. Chi può essere sicuro di quello che dice? Come si fa a sapere per certo come si sta in una determinata situazione o in un particolare stato d’animo?

L’aver passato nella propria vita situazioni simili, sicuramente aiuta a potersi indentificare ed immedesimarsi con chi ci sta vicino... a volte non siamo abbastanza sensibili a capire davvero quanto bisogno ha di noi la persona che ci è di fronte.

Io sono la prima a sbagliare ovviamente, ma non per distrazione e poca forza di volontà. Il mio è più un problema di dimostrare agli altri quello che ho dentro, quindi mi “vendo” come una persona fredda ed irremovibile, quando invece dentro sono un vulcano in esplosione di sensazioni, preoccupazioni ed accorgimenti per gli altri, soffrendo tanto dentro e non esternando le mie limitazioni.

Ed intano fuori un altro acquazzone scende, lavando via tutte le colpe e tutti rimpianti, confondendo la tristezza in un’unica grande sofferenza condivisa. Chissà perchè ho l’impressione che al di là del vetro ci sia un’altra persona affacciata a sentire il rumore dello scroscio infrangersi ovunque e a guardare  fuori dalla finestra chi invece il temporale lo vive in prima persona ed è costretto ad imbattersi all’improvviso scappando per ripararsi e per non bagnarsi completamente. Che poi a volte ci si sente bagnati più dentro che fuori...